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scrivono di noi



scrivono di noi
    Intenso e appassionato, spregiudicato e sprezzante. Il monologo recitato-cantato da Max Gavagna, che ha interpretato alcune tra le canzoni meno famose di Gaber, inframezzate da monologhi con incursioni nel presente, ha lasciato il segno in quegli spettatori che hanno scelto, sabato 2 aprile, la cultura di nicchia alla cultura di massa, il teatro di Giorgio Gaber, alla televisione del derby Milan-Inter.
    Dal teatro Galletti di Domodossola quegli spettatori arrivati fin da Verbania city, non sono usciti indefferenti, passivi: gli attori dell'associazione "Interezza non è il mio forte", in qualunue luogo si esibiscano, dalla strada al teatro, coinvolgono e fanno ridere, nelle vesti del teatro cantato cabarettistico, o sconvolgono come un fiume in piena, il quieto vivere dell'ascoltatore, come nel caso del teatro-canzone di sabato.
    
    Una tempesta tonificante di parole e note limpide che tagliano o ricuciono il fil rouge del monologo di Max, e lo spettatore che, come in una battaglia tumultuosa col proprio ego, è costretto a riflettere sulle proprie scelte di vita ed esce dal teatro più leggero, forse qualcuno come la Fenice, perfino purificato. [...]
    I Max-Gaber con l'ironia scavano, s'interrogano e portano alla luce le contraddizioni dell'essere umano, le strane regole a cui ci hanno abituato ad accettare fatalmente come fossero l'unica scelta che abbiamo.
    



    Il 21, 22, 23 luglio 2001 al G8 di Genova io c'ero. Sabato 16 ottobre, uscendo dal teatro Galletti di Domodossola, dopo aver assistito allo spettacolo "Non avevamo paura", con 11 attori dell'associazione teatrale "L'interezza non è il mio forte", mi sentivo un nodo alla gola e un desiderio di cercare giustizia. [...]
    Attraverso uno spettacolo denso di contenuti, la compagnia dà fosforo alla memoria per non dimenticare quel "cassetto" che contiene una delle pagine più nere della nostra storia e che continua a rimaner chiuso.
    



    E così, con il loro teatro molto simile a quello degli artisti di strada, gli attori della "Extraordiner compagnì", braccio teatrale dell'associazione, possono piacere ai bambini colpiti dalla comicità surreale, dai costumi coloratissimi e dalle gags clownesche, ma ancor più agli adulti per la loro lucida capacità di "castigare i costumi ridendo".
    



    Tra i momenti più importanti vi sono stati, certamente, i due, affollati, spettacoli con la torinese Compagnia "L'interezza non è il mio forte", del tutto non "politically correct", lontanissimi dallo "stile bovesano", capaci di provocare, sparare a "360°", divertenti, senza troppi riguardi, appena molestati da alcune gocce.
    Alle 18 è toccato alle "Global folies", un taglio che è quello, legato inscindibilmente alla tradizione italiana, degli "attori di strada", del "teatro popolare", farsesco ma sferzante, coi suoi "giullari irriguardosi", "buffoni impertinenti", passato dagli attori girovaghi, al Ruzante (Angelo Beolco) a Dario Fo, conservando libertà (coma la satira riesce a fare meglio di altri generi teatrali): senza pietà verso il consumismo, la globalizzazione, lo sfruttamento, il ruolo delle banche nell'attuale economia...
    Alle 21.30 si è proseguito in chiave musicale col la "Banda discordanti" della stessa Compagnia (alcuni attori, quasi tutti decisamente giovani e di personalità spiccata, si erano già esibiti il pomeriggio).
    Quest'anno non vi sono state danze occitante, ma "musica per pensare", tra "musica e teatro" [...]
    Nella cattolicissima Boves, sul sagrato parrocchiale, accolte da risate ed applausi, non sono mancate battute anticlericali, mai volgari, frecciate lanciate più a "centrosinistra" che a "centrodestra" [...]
    



    Due i motivi per cui l'incontro meritava di non essere perso: da un lato la rappresentazione teatrale dei contenuti del volume portata in scena dalla compagnia "L'interezza".
    In un periodo nel quale politica e infromazione tendono a fare spettacolo, lo spettacolo ha voluto fare politica e informazione. E in questo gli attori che martedì sera hanno parlato di economia, di politica e, ovviamente, di rifiuti, si sono dimostrati davvero insuperabili.
    Un nome da tenere a mente, quello di questa compagnia, per non perdere l'opportunità di vederla in azione alla prima occasione.
    



    Lo spettacolo "Global folies" è un esempio di quel "teatro di strada impegnato", che di recente ha portato gli attori a svolgere un tour di sostegno al comitato No-Tav in valle di Susa.
    



    Far spettacoli politici, durissimi, in vesti d'Arlecchino. Vuol dire truccarsi da saltimbanchi e giullari, per regalare "una risata e un mal di pancia" parlando di Tav, di globalizzazione, di consumo critico, malasanità, democrazia partecipata, donne escluse.
    Vuol dire montare il baraccone della Commedia dell'Arte tra piazze, scuole e centri sociali, o meglio ancora, nei raduni in valle a bordo ferrovia, tanto per essere "sulla notizia", ma se si decide di far tappa in un teatro vero, riempirlo in un amen senza supporto mediatico e senza versare oboli alla pubblicità.
    Anche perchè i soldi per questi oboli non ci sono. Bisogna starci attenti, al denaro, per contare su un bilancio in attivo, vendendo i biglietti a 6 euro - "ma chi non ce la fa, paga solo quel che può" - e senza voler chiedere mezzo centesimo di contributi, per "rimanere liberi di dire ciò che si vuole".
    Occorre autotassarsi per costumi e attrezzeria e recitare a compenso zero, contando su altri redditi per mettere insieme il pranzo con la cena: come fa lo staff dell'associazione "L'Interezza non è il mio forte", una quarantina di soci, più "tanti sostenitori e innamorati della causa" che, fuori dal palcoscenico, sono avvocati, insegnanti, metalmeccanici, psicologi, imprenditori. [..]
    
    Nulla di strano che una formazione di non professionisti conti solo sulle proprie forze: la peculiarità del caso sta, oltre che nell'eccellenza qualitativa, anche nella scelta dei titoli, lontanissimi dai "Monsù travet", da farse o classici che, di solito, compongono il repertorio degli amatoriali.
    Perchè Max e soci i loro copioni li scrivono in presa diretta, spulciando tg e quotidiani, "studiando per mesi con aggiornamento continuo di dati e notizie". Ispirandosi a "tutto quanto sia teatrabile del vivere sociale, dell'essere cittadini".
    L'approccio può essere lodevole, ma il rischio noia-o-retorica incombe e, per scongiurarlo, il team punta sulla risata, nella convinzione che "l'ironia sia il miglior modo di essere seri e che il teatro faccia bene a chi vuol mettersi in gioco".
    
    Loro, in gioco mettono temi come ogn e multinazionali illustrati da un Capitan Fracassa con i baffi a virgola, mentre il cancro si traveste alla "Rocky Horror Show" e la vicenda Tav diventa canovaccio per ruoli da contadini e ispettori del governo, tecnici sbrigativi e turisti giapponesi che fotografano i superconvogli del futuro.
    "Se a fine spettacolo la gente ci dice: "abbiamo riso e ci siamo arrabbiati", siamo soddisfatti". [..]
    Ennesime tappe di un percorso che inanella avventure su e giù per l'Italia, da Milano a far spettacolo con Roberto Brivio dei Gufi, al distretto di economia solidale di Pisa, da Venaus alla rocca malatestiana di Fano a Colorno, per una serata che ha visto in scena anche Jacopo Fo. [...]
    
    Sembra tanto una storia di altri tempi, quando gli spettacoli venivano pagati con rimborsi spese o un pasto caldo: "spesso gli organizzatori cin invitano a cena a casa loro, altre volte ci parcheggiano in pizzeria". Tempi in cui ci si arrangiava: "volendo risparmiare, capita che finito lo spettacolo saliamo sul furgone, viaggiamo tutta la notte e, al mettino si va al lavoro".
    Della serie la libertà costa. "Ma ci sta benissimo così. Noi mettiamo cura, anima, tempo e professionalità in quel che facciamo. In fondo siamo ricchi".
    



    [...] facendo tappa ai raduni dei comitati anti-tav e deviazioni per soste in teatri come l'Agnelli: richiamando, a ogni fermata, alcune centinaia di spettatori.
    Non male per una Compagnia che fa teatro politico-sociale senza finanziamenti e conta su interpreti stipendiati "dall'arte" a zero euro.
    Tra loro, psicologi, avvocati, operai, ingegneri, metalmeccanici, maestri, imprenditori e operatori di finanza etica, che passano al setaccio critico i leit-motiv dei tg per farne spettacoli dove l'effetto speciale sposa la causa: sia il rapporto tra medico e paziente, rielaborato con soluzioni alla "Rocky Horror Show", sia la globalizzazione e il consumo critico, illustrati da Capitan Fracassa, oppure le angherie culturali delle donne.
    



    Il teatro, come spesso accade, è impegno. Gli estratti stessi del testo di "Cronache di ValTav" messo in scena dalla compagnia "L'interezza non è il mio forte" lo raccontano.
    



    E' consuetudine per la compagnia "L'interezza non è il mio forte" fondere insieme musiche e testi, movimento, ironia e momenti di serissima riflessione.