Venaria, 12 novembre 04

...succede così... come un 'cammeo', direbbero i cineasti... come una spezia, direbbero i cuochi.... come faccedaschiaffi imperterrite, direbbe la nonna...

Ci sono le libraie che gestiscono la serata, con l'impeccabilità di chi sa dar valore anche ai libri piccoli o non reclamizzati al costanzosciò...
C'è la serata in cui l'autore si racconta, racconta il suo libro...
C'è il libro che parla di bellezza, di sicilia, di urbanizzazione selvaggia, di consigli comunali e di mafia, di ragazzi acuti e di Edda che osserva il bello e il brutto...
C'è il politico regionale amico dell'autore, che riporta dati reali, che attualizzano il libro...
C'è il pubblico.... tanto per essere una serata in una piccola libreria, in una cittadina di provincia... tanto che ci sono due sale, e nella seconda c'è la tv a circuito chiuso, perchè nella prima non ci si sta tutti....

..e poi ci sono tre facce da schiaffi, come ben sa la nonna...
Vale, Max e Annamaria... che prestano la voce ad alcuni personaggi... che li fanno parlare... alcuni poetici, altri ironici, alcuni intelligenti e riflessivi, altri dialettali e divertenti....



Giuseppe Mongiovì
"L'eden di Edda"

Anno di pubblicazione: 2004
Autore: Giuseppe Mongiovì - giuseppemongiovi@tiscalinet.it
Prefazione di Sergio Pent
Casa editrice: Avicenna (per Autori Riuniti)
Genere Romanzo;
pagine: 238

Il motivo ispiratore del romanzo-fiaba: speculazione edilizia nella Valle dei Templi e "dintorni", lo scempio della costa sfregiata irrimediabilmente. Si cerca di penetrare nel mondo indistinto della contiguità, in quel fitto intreccio tra politica, mafia, imprenditoria, nella commistione d'interessi tra avidi speculatori, famelici amministratori e funzionari comunali; si cerca di svelare, soprattutto, le fondamentali strutture mentali dell'abusivismo edilizio ancora prima di quelle "monumentali" dei cosiddetti scheletri.
Edda, infinitamente bella, nel volto la pienezza e lo splendore di un animo colto e gentile, le fattezze di una dea che vanno oltre ogni dire, ha scoperto un eden dove nessuno potrà mai fabbricare. In quel luogo estemporaneo, avvolto di distanza e di quiete, legge una infinità di libri, ma anche i versi schiumanti che le portano le onde di quel mare mediterraneo che non conosce oblio.
La ragazza ha tre fratellastri con i quali cresce in grande serenità ed armonia sin quando un giorno, la mamma, la za' Nina, non la vede senz'abiti abitata dagli sguardi dissennati dei tre adoni che cominciano a contendersela pericolosamente. Da lì a poco la za' Nina capisce che per evitare una tragedia deve escogitare qualcosa: i tre fratelli partiranno in cerca di fortuna; dopo sette anni torneranno al vecchio casale e al più ricco dei pretendenti spetterà in sposa Edda. Questi i patti. I giovani partono, ma i probabili sviluppi tragici sono soltanto rinviati. La storia comincia sul Treno del Sole quando, dopo i sette fatidici anni, Saverio, uno dei tre fratelli gemelli, torna a casa.


Recensione del poeta Dario Brucato

Il viaggio è il tema ricorrente di tutti i tempi: viaggio è quello a cui Achille vorrebbe sottrarsi per poi cadere sotto le mura di Troia per volere di un destino più forte della volontà degli dei.
Viaggio è quello di Odisseo.
E se viaggio è la nostra stessa esistenza, ha trovato in tempi ancora più remoti, nei miti di una ricerca insaziabile di eternità, chi ha voluto varcare la soglia della morte: Gilgamesh, Eracle, Orfeo.
Viaggiano gli dei dell'antichità classica e gli angeli messaggeri del Dio biblico.
Viaggi più dimessi ma straordinari sono quelli delle Mille e una notte In una dimensione fiabesca
E viaggio è quello di Dante entro la mappa medioevale della teologia del suo tempo ma il viaggio è pur sempre umano perché sono gli affetti a muoverli in tutta la loro accezione: passione e conoscenza.
Saverio, nell'Eden di Edda, ritorna nella sua isola per una promessa di eternità.
Il Dio musulmano questo ha insegnato alla poesia siciliana, provenzale e cortese: la bellezza è elevazione, non mero strumento ma viatico.
E il viaggio è incontro.
Vittorini lo aveva cercato nelle sue Conversazioni in Sicilia negli angoli più bui ma anche più luminosi dell'inferno della memoria.
I suoi incontri sul treno sono tragici e insieme eroici.
Si muove nei luoghi della sua giovinezza come in un labirinto e di stanza in stanza li visita nello straniamento del sogno.
Quando decide d'intraprendere il suo viaggio, la pioggia tormenta i suoi piedi, impregna i manifesti affissi sui muri, infradicia i giornali.
è un mondo in disfacimento a indurlo alla fuga, come l'orrore di un'identità indesiderata aveva indotto il Mattia Pascal di Pirandello a cercarne un'altra quasi per cancellarsi, scomparire.
Qui è la maschera, lì una sensazione più sottile di un sogno.
Il mito che il regime fascista aveva voluto che aleggiasse su di sé, dissolvendosi aveva lasciato un vuoto antico e insopprimibile.
Saverio, nell'Eden di Edda, cerca di riempirlo con un altro mito, quello della bellezza
Ma non di una qualsiasi bellezza: il viaggio in treno è la prima tappa di un viaggio nella coscienza del bello.
Più volte, in questo romanzo, ricorre l'espressione del tema dell'EMPATIA.
La prima volta a suggerirlo è il come-quando-dove-si-sa, ripetuto dalle rotaie su cui corre il treno.
Ed è il grande amore che attende Saverio a stabilire un nesso tra quell'aria musicale che è nella sua anima e il tremito ininterrotto che agita il treno e il suo corpo.
Per Mongiovì l'essere non può appagare se non è essere insieme ma questo si realizza pienamente nel tema a lui caro dell'ARMONIA.
La bellezza non è un regalo della natura ma una conquista.
Nel suo segreto Eden, Edda la incontra per averla sempre cercata e come una sacerdotessa antica, inizia Saverio ai piaceri dell'amore nella bellezza e risveglia in lui una consapevolezza solo maldestramente intuita ma caparbiamente cercata.
Il logos non è un'astratta condizione dello spirito ma luogo d'incontro dove le cose si rivelano per averle conosciute, non nella loro accidentalità, ma nella profonda corrispondenza tra l'io e la propria alterità e non in qualsiasi momento ma nella loro temporalità che c'induce a dire: questo è il mio tempo.

I temi di questo libro vanno ben oltre quelli della sicilianità.
Dissento dalla prefazione di Sergio Pent per avere cercato una necessaria correlazione tra l'autore siciliano e i grandi maestri della letteratura dell'isola con una inspiegabile omissione di Tomasi di Lampedusa.
è discutibile il debito inconfessato dell'autore nei confronti di Vittorini.
Questo non è un romanzo segnato da quelle tradizioni ma semmai dai grandi temi dell'età classica e romantica.
La Sicilia è un pretesto per ribadire temi cari all'autore e già presenti nel Cielo delle meduse.
Pensate al dialogo tra Edda e Saverio sulla bellezza.
Edda identifica la bellezza con l'armonia e ci parla delle sedimentazioni corporee: uno stato esterno, uno superficiale, uno profondo.
Ma l'atto di liberazione di Saverio, è invece un percorso estetico alla maniera di Schiller, un'educazione sentimentale prodotta dalla contemplazione del bello, una bellezza che non è astrazione dalla materia ma relazione col mondo sensibile.
è un luogo ma non un qualsiasi luogo.
è l'incontro con le preziose geometrie dei cristalli.
è il luogo dove la tradizione sapienziale greca pre-classica volle il simbolo tetragonale di un cristallo.
è anche luogo della mente, di una geometria estatica che cerca nella natura e nella propria anima gli accordi musicali di un'ideale cetra.
Rapporti di misure differenti.
Armoniche lunghezze delle corde.
In una cavità delle calanche, Edda ha scoperto il suo segreto Eden, l'eredità araba di uno straordinario giardino pensile.
Ne è diventata la sacerdotessa.
Lo stesso amore sensuale, descritto nel romanzo, obbedisce ai segreti canoni della bellezza.
L'amore tra i due amanti è un amore iniziatico.
Anche Salvatore è attratto dalla bellezza di Edda ma non ne comprende l'eternità.
La bellezza umana sfiorisce ma non potrà mai sfiorire il legame che ci lega alla terra, quel legame che è il suo compimento.
Gli oggetti, i reperti archeologici che Salvatore trafuga e la stessa musica che non può capire sono corpi estranei a quella bellezza, e non può vedere che a quella bellezza è abbarbicata la sua villa come un gigantesco parassita.
La bellezza non lo salva perché non può comprendere che non è mai possibile comprarla perché comprandola la si degrada e annulla.
Diventa cosa altra da sé.
Se la bellezza educa come vuole Schiller, è anche vero che non basta a spiegare le ragioni dell'elevazione spirituale e dell'abbrutimento perché il nostro mondo è un mondo di segni dotati di una propria ragione indipendente da noi e dalla nostra volontà.
E c'è sempre qualcosa che ci abbrutisce e qualcosa che ci eleva.
Talora siamo Saverio, Talora Salvatore.
Lo strato sotterraneo della bellezza, che Edda chiama maltempo, è la radice dell'uomo condannato a perseguire fini altri da sé che rivestono la nostra pelle senza rinnovarla privandoci dell'eternità che non è l'effimero delirio di potenza ma la tensione che trasforma il nostro QUI E ORA in un testamento migliore per le generazioni future in un sentimento di partecipazione con un futuro senza di noi ma di cui siamo partecipi attraverso l'azione.
Ed è difficile scrivere un testamento che non produce alcun vantaggio immediato perché chi vive sempre nel maltempo conosce solo il maltempo.
Chi pensa nel maltempo pensa il maltempo.