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Teatro Canzone di Gaber

Che bella gente
stagione 2010-2012

Un uomo solo in scena, percorrendo un sentiero di monologhi e canzoni.

Riportando alla luce vecchi pensieri fortemente calati sull'oggi.
Attualizzando sguardi e ritratti che hanno solo cambiato apparenza, ma che rimangono inalterati nella sostanza.
Frantumando e ricomponendo atteggiamenti e facce, culture provinciali e dinamiche globalizzanti, epoche storiche italiche e individui spogliati in cerca di una direzione.
Muovendo tra meccanismi ed ingranaggi che sono diventati sempre più spietati e massacranti, sempre più mostri sempre in moto.
Che schiacciano le relazioni, le identità, trasformando tutto in mode senza sfumature.

Per parlare di oggi, del presente, per affrontare sensazioni malesseri e ritratti che sono nostri e attuali.
Attraverso il pensiero e il pungolo ispiratore di un osservatore tagliente, grazie al quale abbiamo indossato nuovi sguardi.




Far finta di essere sani
stagione 2006-2009

La crisi esistenziale. Che attraversa gli ambiti, relazionale, sociale, politica, di impegno.
Che porta a star male, un male che dura da un po'.
Un male individuale e forse collettivo. Sociale, relazionale, politico.
Un'angoscia tremenda, di giorno, di notte. Nel non saper cosa fare. Nel volersi togliere dal mondo.
Spaventati dall'appuntamento col bilancio della propria vita. Dalle contraddizioni dell'aiutare gli altri, del farsi da sè, dell'essere buoni, della violenza urbana.
In un momento storico di crisi, individuali, collettive, diffuse.
Vere, finte, isteriche, psicotiche, comiche, nevrotiche.
Portate in scena da più attori, attraverso i brani di un acuto osservatore del nostro tempo, favolosamente attuale.




Io se fossi Gaber
stagione 2003-2004

Il pensiero soprattutto politico, che attraversa le analisi della democrazia e quelle del mondo diviso in grandi blocchi, che taglia le costruzioni culturali e le ambizioni personali individualiste.
Il filo tracciato dallo spettacolo si dipana soprattutto nella produzione degli anni '70, con brani tratti principalmente da:
"Il signor G", 1970
"Dialogo tra un impegnato e un non so", 1972
"Far finta di essere sani", 1973
"Libertà obbligatoria", 1976
attraversando anche:
"I borghesi", 1971
"Anche per oggi non si vola", 1974
"Polli d'allevamento", 1978.
A questi si aggiungono alcuni brani degli anni '90, da:
"Il teatro canzone", 1992
"E pensare che c'era il pensiero", 1995
"Un'idiozia conquista a fatica", 1997.
Seguendo una logica precisa, la scelta che abbiamo fatto identifica un percorso di divulgazione del pensiero di Gaber che necessariamente non può esaurire in uno spettacolo tutte le tematiche possibili, così che solo brevi accenni, a servizio del filo logico voluto, sono tratti dal '68 e dagli anni '80.