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Ballate dei menestrelli








Ed allora si cominci con
La Ballata del Re Nano
(e del lodo malsano)

ove si narra delle gesta del Re più basso della storia dei giorni nostri,
con le orecchie più grandi che la memoria rammenti,
incollate su un corpo piccino e non sul muso di un pachiderma,
dove peraltro avrebbero non sfigurato,
e ove si narra delle peripezie del reame al susseguirsi degli eventi
di quando l'inquisizione dichiarò invalida la legge scritta dal cancelliere Al Fano,
famoso perchè sempre in gessato, inteso come vestito ma anche come cervello.




Da più di mille anni esistono i menestrelli, artisti vagabondi di professione che per secoli girarono di villaggio in villaggio, di castello in castello, narrando gesta ed accadimenti.
La loro attività principale è quella di narrare "Chanson de geste", ovvero "cronache di gesta" in cui si racconta la cronaca di attualità in maniera epica. Celeberrima la Chanson de Roland, del 1100 circa, che celebra le prodezze di Carlo Magno, Rolando ed altri famosi personaggi.
Prevalentemente una messinscena letteraria, con canzoni dalle melodie semplici, che influenzò moltissimo anche la musica del XII e XIII secolo.
Hanno attraversato ere, continuando imperterriti e beneaccolti, patendo però un declino di popolarità quando per le strade arrivarono prima la stampa e poi la televisione.
La cronaca veniva portata alla gente attraverso gli strumenti di comunicazione di massa, e quindi i cantastorie si ritirarono sempre più in spazi ridotti, in ambiti relegati, riservati, poetici.
Ma negli ultimi anni sembra stia accadendo una rivalutazione del ruolo dei cantastorie e della loro opera.

Sarà per caso legato al fatto che giornali e televisione non veicolano più notizie alla gente?
E che quel che portano in strada sembra ai più solo il verso dei potenti, inteso come righe in rima ma anche come suono gutturale e volgare?