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Contromano capisci che sei timido


stagione 2024



Il ritratto di un grande cantastorie e della sua eredità artistica.
Enzo Jannacci il genio, il saltimbanco, il cantore dei poveri cristi.
Le sue storie di gente in carne ed ossa, di emarginati che non ce la fanno, di umili e diseredati delle periferie.
In un mondo di rapporti sempre più virtuali e astratti, e quindi disumani, l'universo di Jannacci è un viaggio nella realtà concreta dell'umano, con la sua miseria grandezza bellezza.

Un'eredità enorme che ha influenzato la cultura popolare e che merita di essere tenuta viva e raccontata. Riscoperta, attraverso i suoi brani indimenticabili e quelli poco bazzicati.

Perchè «è sulla vita che si imbastiscon le canzoni».
Perchè l'artista è un saccheggiatore entusiasta di storie altrui, che restituisce in emozioni che ti appartengono, senza essere accondiscendente o servile con le richieste di chicchessia.

Jannacci ha fatto così per mezzo secolo. Contromano.
Con quel mondo alla rovescia affollato di irregolari, di disadattati del boom economico come della milano da bere, del ventennio berlusconiano come dell'era dei social.
Ti accompagna facendoti scoprire nuovi orizzonti. Riesce anche a farti ridere nelle vene drammatiche, con la sua tagliente ironia, le frasi strampalate, la chiave comica surreale che accentua il distacco di protagonisti che non masticano manco tanto bene l'italiano.
In quel malessere sociale di cui si fa cantore, autodefinendosi "maldestro, inefficiente, e malvivente nel senso che vive male".

Con compagni di strada memorabili come Giorgio Gaber, Dario Fo, Cochi e Renato, Beppe Viola, Paolo Conte e molti altri.

Felice Crivelli, regista, lo descrisse come «un artista del calibro di Charlie Chaplin».
Luciano Bianciardi, scrittore, come «un poeta di poesia schietta, sostenuta da un amore per la povera gente».
Cesare Zavattini, regista, come «un esponente del neorealismo nella canzone d'autore».
Noi, come un maestro fondamentale e indispensabile.

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